Utilizzando questo sito web acconsenti specificatamente all'utilizzo dei cookies per migliorare il nostro servizio al fine di fornirti contenuti personalizzati. Per maggiori informazioni

2016-01-11 9:19 GMT+01:00 Ciro Camardella <info@parrocchiammsdesolata.it

LA STORIA DI UN PROGETTO

All'indomani della guerra, alla fine degli anni quaranta ed ancora nei primissimi anni cinquanta, la chiesa di Maria SS. Desolata, elevata a parrocchia il 28 aprile 1905 dal vescovo Michele Zezza, versava in condizioni di estrema poverta': non c'erano locali per accogliere i giovani e per le attivita' pastorali, la suppellettile liturgica e gli arredi sacri erano insufficienti e, a volte, poco decorosi; la stessa aula ecclesiale mostrava non poche carenze acuite dalle difficolta' dei tempi. Don Michele D'Oriano, il primo parroco, spentosi il 30 luglio 1938, aveva dovuto preoccuparsi di una comunita' abbastanza piccola, nella quale la maggior parte dei membri si conosceva quando non aveva addirittura rapporti di parentela e di amicizia. Bagnoli negli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale era un sobborgo signorile popolato dalla media e soprattutto dall'alta borghesia della vicina citta' dalla quale pure continuava a marcare una certa differenza.
Don Michele aveva potuto dedicarsi a presentare la chiesa parrocchiale come il centro della vita anche culturale del piccolo quartiere, il cuore della tradizione locale che inondava di nuova luce il centro termale, glistabilimenti balneari, le villette con gli abitanti stagionali.
La guerra sovvertì tutto. Il quartiere subì un completo stravolgimento edivenne uno dei tanti tipici esempi del “miracolo italiano”, del boom economico che, proprio in quanto miracoloso, non fu sempre premeditato e organizzato, ma anzi assunse spesso la forma di conato convulso ed incontrollato. Certamente il parroco don Fortunato Grillo (1939 – 1960), successore del D'Oriano, dovette avvertire questo cambiamento e la sua sensibilita' subì un vero e proprio tracollo di fronte all'immane quantita' di problemi e novita' che un quartiere operaio portava con se'.
Fu probabilmente per questi motivi che il vescovo di quegli anni, colui che poi sarebbe diventato cardinale arcivescovo di Napoli, mons. Alfonso Castaldo (1934 – 1966) scelse come vice-parroco il giovanissimo Antonio che aveva gia' dato, negli anni del seminario, prova di indipendenza critica, di risolutezza, di scarsa propensione al compromesso, in altre parole di determinazione pragmatica.
Il motto del vescovo recitava “ Non dormira', ne' sonnecchiera'”: don Antonio non solo lo fece proprio, ma addirittura comincio' a stravolgere tutto, anche le abitudini piu' consolidate, anticipando quel clima meraviglioso e fecondo che fu tipico degli anni del magistero del beato Giovanni XXIII e che sarebbe culminato nella stagione del Concilio Ecumenico Vaticano II.
Attirandosi molte critiche, e con qualche sacrificio riguardante soprattutto l'armonia e la purezza estetica, don Antonio riuscì a trasformare completamente la struttura del complesso parrocchiale dotandolo di strumenti moderni per una efficace evangelizzazione al passo con i tempi. Aule per il catechismo, saloni, sale per la ricreazione ed il gioco dei fanciulli, locali per le adunanze e le conferenze culturali, una sede dignitosa per l'archivio parrocchiale, una casa canonica decente vennero ad arricchire e a completare le opere parrocchiali ed inaugurarono un periodo di grande fecondita'. Molti affermati professionisti che onorano il nome di Napoli nel nostro paese e finanche il nome dell'Italia in giro per il mondo sono passati, si sono fermati in quelle stanze e se oggi loricordiamo e' perche' c'e' grande bisogno di rinsaldare i vincoli e i legami dell'appartenenza in un momento nel quale non si riesce sempre a percepire le differenze nei modi di agire e di sentire.

Quando nel 1979 egli volle anche il grande organo strumentale che impreziosisce la liturgia e chesembra essere lì da sempre, nato insieme alla cantoria, alcuni gridarono allo scandalo ritenendo quella spesa eccessiva e sproporzionata. Ma pure intorno ad esso si sono ritrovate tante generazioni di giovani bagnolesi e piu' d'uno ha scoperto, in quelle riunioni, la propria vocazione umana e professionale.
Negli anni Novanta poi, quando Bagnoli ha iniziato una nuova metamorfosi, don Antonio ha cominciato a rivalutare tutta una serie di valori che aveva saputo tutelare e conservare gelosamente negli anni difficili.
 
  
 
 
 
L'ultimo grande restauro, risalente al 1996, con il rifacimento dell'altare e la profusione del marmo bianco di Carrara, ha senz'altro stimolato la comunita' bagnolese a recuperare i beni architettonici. Ma l'oggetto specifico di questa breve nota e' la porta della Madre di Dio nella chiesa di Maria SS. Desolata. La porta di una chiesa non e' soltanto un elemento strutturale e funzionale della costruzione, essa e' anche un simbolo. Di se stesso infatti Gesu' Cristo ha detto “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sara' salvo” (GV, 10,9).

La porta della chiesa parrocchiale di Maria SS. Desolata a Bagnoli e' opera eccezionale per
complessita' e per tecnica di esecuzione. E' stato conservato lo schema originario del portoneottocentesco, con una apertura minore e una maggiore, a tutta altezza. Lo scultore cui e' stataaffidata la progettazione e l'esecuzione dell'opera, Giuseppe Migliaccio, gia' insegnante dell'Istitutod'Arte “Filippo Palizzi” di Napoli per oltre un quarantennio, ha immaginato quindi una larga fascia geometrica che, a mo' di cornice, inquadra le otto scene istoriate raffiguranti otto episodi della vita di Gesu' e di Maria: l'Annunciazione, la Nativita', la Presentazione al tempio, la fuga in Egitto, Gesu' fra i dottori nel Tempio, la salita al Calvario, la Pieta' e la Pentecoste.
Il programma iconografico e' stato messo a punto dall'artista e da don Angelo D'Ambrosio, direttoredell'Archivio Storico della diocesi di Pozzuoli. Si e' voluto dare rilievo soprattutto alla cooperazioneofferta da Maria alla salvezza del genere umano individuando i punti essenziali dell'opera corredentrice della Beata Vergine Madre di Dio.
Maria rende possibile l'Incarnazione del Figlio di Dio, ne accompagna passo passo tutta l'esperienzaterrena fino al supremo sacrificio della croce ed e' in mezzo agli apostoli il giorno di Pentecoste,quando con la discesa dello Spirito Santo nasce la Chiesa. Una presenza costante e silenziosa che e'stata sempre ben tenuta presente dal magistero e dalla tradizione teologica cristiana.
La porta, larga due metri e trenta centimetri ed alta circa quattro metri e cinquanta centimetri, pesa complessivamente oltre dieci quintali ed e' stata fusa nel laboratorio artigiano di Patrizio De Pietro a Capodimonte. I lavori si sono protratti per oltre diciotto mesi comprendendo in questo periodo anche gli studi di progettazione grafica e il disegno dei singoli elementi. Per la realizzazioneplastica, per la fusione e l'assemblaggio e' stato necessario quasi un anno.
Per completare degnamente l'opera, e' stata prevista la sostituzione della fascia decorativa delportale, in stucco, con un'altra, corrispondente per misure, dimensioni e decorazioni, ma scolpita nelmarmo bianco di Carrara dalla ditta dei fratelli Sorrentino.

A. Migliaccio

 DAVANTI ALLA PORTA
“Io sono la porta – dice il Signore – chi passa per me sara' salvo” (Gv. 10,9), ha voluto far scolpire il parroco don Antonio Coppola, nell'epigrafe dedicatoria sul pannello posteriore di quest'opera d'arte. Ha voluto in tal modo esplicitare il senso della composizione plastica: non ornamento sfarzoso, non abbellimento superfluo e fine a se stesso, bensì “testimonianza” dell'intima unione di Cristo con la sua Chiesa. Infatti, mentre oltrepassandola ammiriamo la porta dedicata alla Madre di Dio, siamo idealmente introdotti nel Mistero che viene celebrato nel tempio. A tutti i bagnolesi e a coloro che si recheranno in devoto pellegrinaggio alla chiesa parrocchiale di Maria SS. Desolata vorremmo rivolgere una raccomandazione: soffermatevi a guardare e a considerare quest'opera.
Non proverete soltanto un sentimento di ammirazione, ma senz'altro sgorghera' dal vostro cuore un profondo desiderio di amare e ringraziare il Signore per l'abbondanza dei Suoi doni. Ancora oggi, e per l'eternita', Egli e' l'unica Porta che conduce alla salvezza e alla gioia senza fine.  
Silvio Padoin oggi Vescovo emerito di Pozzuoli

Annunciazione

Natività

Presentazione al Tempio

Fuga in Egitto

Gesù tra i dottori della legge


 Gesù porta la Croce


La Pietà


La Pentecoste